I video-diari di Jonas Mekas iniziano e non finiscono mai. Non vanno considerati solo come scorci rappresentativi, racconto di qualcosa, testimonianza della vita, di una storia… né solo come operazione artistica estetica tout court (sebbene operazione artistica sia). Entrambi i fattori camminano in un pensiero peculiare. Questo sia detto nel senso che la forma è contenuto e lo è nella misura della sua disinvoltura. In senso stretto c’è la vita che scorre, il tempo che passa, ma anche non davvero solo il tempo. Sono, è vero, il diario di un momento di niente, significativo nel suo essere scorcio banale. Ma al contempo e sopratutto, tranche de vie semi irrilevante di questo nulla che ci avvolge. Appunti, schizzi. Un momento qualsiasi delle cose accadute. Amici incontrati, cene, passeggiate, considerazioni.

Il tempo passa sulle nostre vite, e la testimonianza del quotidiano estrapolata in un suo scorcio ha delle differenze sia col grande fratello che con l’arte pop-popolare.

Dal pop di Warhol si distingue tanto quando il fumetto si allontana da Liechestein. Anzitutto nella misura in cui il fumetto è pop, più pop dell’arte pop, perché è quotidiano, è di vasta diffusione e lascia che i personaggi vivano quotidianamente in delle architetture. Con questo si misura il video diario, più che con la composizione da quadro.

Allo stesso modo non è il nulla dei film di Warhol che passa sopra il quotidiano perché questi (i diari) si svolgono invece di innalzarsi. Nessun piedistallo simbolico, nessuna cornice dell’eterno (che porta tutto verso la paura di morire)… bensì lo scorrere è “dispiegato”: portato verso un quotidiano più (ma anche meno) significativo. In entrambi tuttavia, tutto si ripete uguale, tutto è diverso nel suo ripetersi.

Da questa strada i video diari procedono per poi distanziarsi anche dal niente su cui si basa la gara chiamata Grande Fratello. Anche in quella tutto passa sopra i protagonisti nel quotidiano appassire e passare. Ma in quella (essendo una gara) diventa necessario trovare qualcosa che sia campo di vittoria o sconfitta. Gara di nulla in cui bisogna diventare qualcosa per trovare appigli di valutazione su cui stilare una classifica. Perdendo questo si perde la necessità di questo qualcosa.

Tuttavia i video diari fanno anche il conto con grandi referenti, perché appartengono alle lettere, a Goethe o a Foscolo. La differenza è ancora nell’assenza di trama, perché nella vita vera non è detto che accada qualcosa, con un inizio, uno svolgimento e una fine. Sono davvero in corso d’opera, mentre le menzionate operazioni lo fingono soltanto. Lo stesso potrei dire dei Mockumentary.

I video diari sono consueti ma sono unici e uguali, come la vita nel suo ripetersi e distanziarsi è. Pezzettini di qualcosa che sono qualcosa, perché la vita è qualcosa. Non troppo, non tutto, non niente: qualcosa.

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